BAMBINI DIGITALI

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Come usare al meglio gli apparecchi elettronici

Con scuole chiuse ed i genitori in smart working a causa dell’emergenza Covid-19, i piccoli hanno passato molto tempo tra la Didattica a distanza davanti ad un computer, digital device per giocare e smartphone per mantenere contatti con amici e parenti.
Per questo diverse ricerche stimano un aumento del 50% del loro tempo passato davanti ad uno schermo rispetto a prima dell’isolamento: in pratica hanno raddoppiato il tempo passato utilizzando, computer, tablet, e smartphone oltre alla più classica tv.

LIMITARNE L’USO
Secondo i dati del 2018, dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale, mentre l’accesso ad internet e l’apertura del primo profilo social si aggira attorno ai 9 anni; ma sono i bambini nati negli ultimi anni ad essere più esposti, infatti uno su tre ha avuto modo di utilizzare uno smartphone a partire dai 18-24 mesi di età.
I bambini italiani erano, dunque, già digitali prima della pandemia e si sono trovati ad utilizzare la tecnologia anche per studiare.

L’utilizzo di smartphone è ormai una realtà per loro così come per gli adulti, che hanno questo oggetto sempre in mano, essendosi trasformato da semplice telefono cellulare ad uno strumento di socializzazione con il web e con i social network, un contenitore di informazione e di intrattenimento di facilissimo accesso e fruizione.

Se queste abitudini instauratesi in un momento di emergenza hanno permesso di mantenere un contatto con il mondo esterno, adesso è tempo di ridurre l’uso ed evitare l’abuso.

Infatti, secondo quanto riportato dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), può avere effetti sullo sviluppo neuro-cognitivo, l’apprendimento, la vista, l’udito e le funzioni metaboliche e cardiocircolatorie.
Inoltre la luce blu dello schermo, è dimostrato, influenza la quantità e qualità del sonno.

Sempre secondo i pediatri della SIP, anche l’utilizzo di device da parte dei genitori influenza la sicurezza del bambino, il suo benessere psichico e le interazioni familiari: questi strumenti interferendo nella relazione diretta tra bambino e genitore possono avere un impatto sullo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo.

PROBLEMI DI VISTA
Una ridotta frequenza dell’ammiccamento durante l’uso continuo dello smartphone causa una più rapida evaporazione del film lacrimale che può portare al disturbo di secchezza oculare.
Per di più gli smartphone sono utilizzati ad una distanza ravvicinata a causa del loro piccolo schermo led, inducendo quindi fatica oculare, abbagliamento e irritazione.
Ma non solo, un uso prolungato può causare anche miopia.

Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato ancora meglio le cause della miopia e i fattori di rischio che portano alla progressione di questa malattia” ha spiegato Lucio Buratto, oculista a Milano “l’aumento delle attività da vicino, come l’uso di computer, tablet, smartphone, video giochi e la mancanza o la forte riduzione di attività all’aria aperta portano alla miopia”.

È emerso che la riduzione o l’assenza di ore trascorse giocando all’aria aperta è la causa principale della miopia.
“I problemi di miopizzazione del bambini sono legati non solo al continuo sforzo da lavoro e studio da vicino, ma anche ai problemi di illuminazione (luce blu)” ha sottolineato Buratto “noi genitori dobbiamo, quindi, impegnarci a trascorrere molto più tempo all’aperto con i ragazzi”.

Importanti sono i controlli dall’oculista: la prima visita è consigliata già da piccoli e comunque all’inizio della scuola primaria, poi periodicamente, e quando il bambino lamenta difficoltà visive.

Quindi, in conclusione, pur non essendo sempre facile, si deve cercare, anche quando non è possibile uscire a giocare, di organizzare attività diverse: come giochi da tavolo, disegno, letture.

In particolare per i bambini sotto i due anni che hanno bisogno di esplorare il mondo in modo pratico e di interazione sociale per un corretto sviluppo delle proprie abilità linguistiche, motorie, sociali ed emotive.

NO A TABLET E SMARTPHONE PER I PICCOLISSIMI
L’associazione che riunisce i pediatri americani, l’American Academy of Pediatrics, ha formulato delle indicazioni sull’uso dei nuovi mezzi di comunicazione nei bambini e negli adolescenti.

Secondo le indicazioni dei pediatri, nella fase 18-24 mesi i bambini possono essere esposti ai tablet e agli smartphone per videochiamate con genitori o nonni lontani, sempre con la presenza di un adulto, ma sono da evitare altre forme di intrattenimento.

Se alcuni genitori sono incantati dall’abilità che hanno i bambini anche piccoli ad utilizzare smartphone e tablet, questo non deve però far pensare che sia uno stimolo al loro apprendimento, infatti, gli studi fino ad ora effettuati hanno dimostrato che per i bambini attorno ai due anni non vi è un miglioramento delle loro capacità con l’utilizzo di questi strumenti.

ADOLESCENTI A RISCHIO DIPENDENZA
Il rischio soprattutto per i giovani è la dipendenza.

I comportamenti che devono destare attenzione sono: ansia e depressione, uniti alla mancanza di sonno e l’isolamento dai rapporti sociali non virtuali; inoltre vi è la cosiddetta “paura di non esistere” che si manifesta come la preoccupazione che eventi sociali, o altre attività, possano avvenire senza la presenza del giovane; ecco perché si sente la necessità di essere costantemente collegati a quello che fanno gli altri.

Infine, ricordarsi che la rete e i social sono poi il luogo del cyberbullismo, cioè l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.

RINFORZIAMO LE DIFESE IMMUNITARIE

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Come affrontare la stagione fredda.

Per difendersi dall’aggressione di agenti patogeni esterni, come virus, batteri, funghi, il nostro organismo si avvale delle difese immunitarie che, a partire dalla nascita, si sviluppano e si differenziano.
Non sempre però il sofisticato sistema di protezione è al massimo delle sue potenzialità ed esistono condizioni che rendono più debole il sistema immunitario.
È il caso, per esempio, dello stress psico-fisico prolungato, dei cambi di stagione, della presenza di malattie croniche debilitanti, delle diverse fasi della vita, come la terza età.
Un corretto stile di vita, che consiste nel seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, un’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso corporeo giusto e costante, curarsi del proprio intestino rappresentano le regole base per poter contare su funzioni immunitarie ottimali.
Ma esistono anche strategie complementari, come l’assunzione di echinacea o uncaria, specifici rimedi naturali che possono rimetterci in forma per combattere con energia gli insulti provenienti dall’esterno e le tipiche patologie da raffreddamento delle stagioni fredde.
In particolare, per poter contare su un loro benefico effetto preventivo queste piante officinali dovrebbero essere assunte in modo costante e per periodi prolungati, ossia circa 30 giorni consecutivi seguiti da 15-20 giorni di interruzione.
Ma è possibile ricorrervi anche quando si sia già affetti da forme lievi o comuni di raffreddore, tosse e mal di gola, favorendo in tal modo una guarigione più rapida e meno spossante.

ECHINACEA
Originaria del Nord America, l’echinacea (Echinacea angustifolia) è una pianta erbacea che gli indiani adoperavano per curare le ferite, le punture d’insetto e i morsi di serpente.
Il suo nome deriva dal termine greco echinos che vuol dire “riccio”, per la forma caratteristica dei suoi fiori.

In fitoterapia si usa l’estratto secco ottenuto dalle sue radici, che concentra sostanze, come polisaccaridi ed echinacoside, capaci di rinforzare le fisiologiche difese immunitarie.
L’echinacea è una pianta generalmente ben tollerata dall’organismo, ma è sconsigliata nei pazienti che assumono farmaci immunosoppressori, come la ciclosporina e i corticosteroidi.

UNCARIA
Questa pianta diffusa nell’America del Sud ha anch’essa un nome che si riferisce alla sua forma.
Uncaria (Uncaria tomentosa) deriva, infatti,da “unca de gato”, poiché possiede spine simili a uncini che utilizza per agganciarsi agli alberi.
I peruviani la utilizzano da tempo per disinfettare e cicatrizzare ulcere e ferite oltre che per lenire il dolore a carico di ossa e articolazioni.

La parte della pianta impiegata in fitoterapia è la corteccia, ricca di principi attivi dotati di proprietà immunostimolanti e antinfiammatorie.
Queste peculiari caratteristiche ne giustificano l’impiego in caso di patologie da raffreddamento associate a dolori osteo-articolari, specie durante i cambiamenti di stagione e in inverno.
Tra le interazioni note si sottolineano quelle con i farmaci immunosoppressori, antipertensivi e anticoagulanti.

LA FORZA DELL’INTESTINO
Buona parte delle difese immunitarie dell’organismo (circa il 70%) risiedono nell’intestino.
Il benessere di questo organo è direttamente collegato alla flora microbica, un insieme di batteri benefici che ne rivestono la superficie interna.
I batteri intestinali sono di fondamentale importanza per l’assorbimento degli alimenti, per la sintesi di sostanze antimicrobiche come le batteriocine e per l’effetto cosiddetto di “scudo”, interponendosi fisicamente tra l’epitelio intestinale e gli agenti patogeni, che in tal modo non possono entrare nel flusso sanguigno.

Per garantire un efficiente “microbiota”, così come viene definita la flora batterica, può essere utile assumere periodicamente probiotici (lactobacilli e bifidobatteri), ossia microorganismi che giungono vivi e attivi nell’intestino dove lo colonizzano, e prebiotici, ossia fibre vegetali solubili e non assorbibili, come l’inulina, i frutto-oligosaccaridi (FOS) e i gluco-oligosaccaridi (GOS), che nutrono la microflora batterica intestinale, promuovendone una crescita sana.

LA SALUTE NEL PIATTO
Anche l’alimentazione gioca un ruolo primario nel mantenimento di un organismo sano e resistente alle infezioni.
I principali nutrienti coinvolti nel corretto funzionamento del sistema immunitario sono alcune vitamine dotate, inoltre, di attività antiossidante.
Si tratta della vitamina C, contenuta negli agrumi, nelle fragole, nei broccoli, della vitamina D, presente negli animali acquatici come il salmone, il tonno, le aringhe e nell’olio di fegato di pesce, della vitamina E, ricca nella frutta secca, quali mandorle, noci, nocciole, e nell’olio di germe di grano e della vitamina A che si ritrova soprattutto nel fegato, nel latte e nelle uova.

Tra i micronutrienti di cui fare scorta in inverno per difendersi dalle principali patologie da raffreddamento ci sono, inoltre, lo zinco presente in cereali integrali, piselli, spinaci, semi di girasole, carne e uova, il selenio abbondante nel polpo, nei gamberi, negli anacardi, nei cereali, e la vitamina B6 contenuta nei legumi, nelle farine integrali, nel fegato di pollo e di vitello e nella frutta oleaginosa.

LA LATTOFERRINA
Derivata da latte vaccino, la lattoferrina è una glicoproteina della famiglia delle transferrine, che si distingue per un’elevata capacità di legare il ferro, un minerale essenziale per l’organismo.
Questa molecola, presente nel colostro e nel latte di molti mammiferi, oltre che nella saliva, nelle secrezioni nasali e nelle lacrime, è responsabile del rilascio del ferro dai tessuti verso il sangue, dove viene impiegato per la sintesi dell’emoglobina dei globuli rossi.
Oltre a contribuire a modulare il metabolismo del ferro, la lattoferrina è in grado di difendere il corpo dalle infezioni, poiché si ritrova anche nei granulociti neutrofili e nei globuli bianchi, coinvolti nella modulazione della risposta immunitaria dell’organismo.