RINFORZIAMO LE DIFESE IMMUNITARIE

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Come affrontare la stagione fredda.

Per difendersi dall’aggressione di agenti patogeni esterni, come virus, batteri, funghi, il nostro organismo si avvale delle difese immunitarie che, a partire dalla nascita, si sviluppano e si differenziano.
Non sempre però il sofisticato sistema di protezione è al massimo delle sue potenzialità ed esistono condizioni che rendono più debole il sistema immunitario.
È il caso, per esempio, dello stress psico-fisico prolungato, dei cambi di stagione, della presenza di malattie croniche debilitanti, delle diverse fasi della vita, come la terza età.
Un corretto stile di vita, che consiste nel seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, un’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso corporeo giusto e costante, curarsi del proprio intestino rappresentano le regole base per poter contare su funzioni immunitarie ottimali.
Ma esistono anche strategie complementari, come l’assunzione di echinacea o uncaria, specifici rimedi naturali che possono rimetterci in forma per combattere con energia gli insulti provenienti dall’esterno e le tipiche patologie da raffreddamento delle stagioni fredde.
In particolare, per poter contare su un loro benefico effetto preventivo queste piante officinali dovrebbero essere assunte in modo costante e per periodi prolungati, ossia circa 30 giorni consecutivi seguiti da 15-20 giorni di interruzione.
Ma è possibile ricorrervi anche quando si sia già affetti da forme lievi o comuni di raffreddore, tosse e mal di gola, favorendo in tal modo una guarigione più rapida e meno spossante.

ECHINACEA
Originaria del Nord America, l’echinacea (Echinacea angustifolia) è una pianta erbacea che gli indiani adoperavano per curare le ferite, le punture d’insetto e i morsi di serpente.
Il suo nome deriva dal termine greco echinos che vuol dire “riccio”, per la forma caratteristica dei suoi fiori.

In fitoterapia si usa l’estratto secco ottenuto dalle sue radici, che concentra sostanze, come polisaccaridi ed echinacoside, capaci di rinforzare le fisiologiche difese immunitarie.
L’echinacea è una pianta generalmente ben tollerata dall’organismo, ma è sconsigliata nei pazienti che assumono farmaci immunosoppressori, come la ciclosporina e i corticosteroidi.

UNCARIA
Questa pianta diffusa nell’America del Sud ha anch’essa un nome che si riferisce alla sua forma.
Uncaria (Uncaria tomentosa) deriva, infatti,da “unca de gato”, poiché possiede spine simili a uncini che utilizza per agganciarsi agli alberi.
I peruviani la utilizzano da tempo per disinfettare e cicatrizzare ulcere e ferite oltre che per lenire il dolore a carico di ossa e articolazioni.

La parte della pianta impiegata in fitoterapia è la corteccia, ricca di principi attivi dotati di proprietà immunostimolanti e antinfiammatorie.
Queste peculiari caratteristiche ne giustificano l’impiego in caso di patologie da raffreddamento associate a dolori osteo-articolari, specie durante i cambiamenti di stagione e in inverno.
Tra le interazioni note si sottolineano quelle con i farmaci immunosoppressori, antipertensivi e anticoagulanti.

LA FORZA DELL’INTESTINO
Buona parte delle difese immunitarie dell’organismo (circa il 70%) risiedono nell’intestino.
Il benessere di questo organo è direttamente collegato alla flora microbica, un insieme di batteri benefici che ne rivestono la superficie interna.
I batteri intestinali sono di fondamentale importanza per l’assorbimento degli alimenti, per la sintesi di sostanze antimicrobiche come le batteriocine e per l’effetto cosiddetto di “scudo”, interponendosi fisicamente tra l’epitelio intestinale e gli agenti patogeni, che in tal modo non possono entrare nel flusso sanguigno.

Per garantire un efficiente “microbiota”, così come viene definita la flora batterica, può essere utile assumere periodicamente probiotici (lactobacilli e bifidobatteri), ossia microorganismi che giungono vivi e attivi nell’intestino dove lo colonizzano, e prebiotici, ossia fibre vegetali solubili e non assorbibili, come l’inulina, i frutto-oligosaccaridi (FOS) e i gluco-oligosaccaridi (GOS), che nutrono la microflora batterica intestinale, promuovendone una crescita sana.

LA SALUTE NEL PIATTO
Anche l’alimentazione gioca un ruolo primario nel mantenimento di un organismo sano e resistente alle infezioni.
I principali nutrienti coinvolti nel corretto funzionamento del sistema immunitario sono alcune vitamine dotate, inoltre, di attività antiossidante.
Si tratta della vitamina C, contenuta negli agrumi, nelle fragole, nei broccoli, della vitamina D, presente negli animali acquatici come il salmone, il tonno, le aringhe e nell’olio di fegato di pesce, della vitamina E, ricca nella frutta secca, quali mandorle, noci, nocciole, e nell’olio di germe di grano e della vitamina A che si ritrova soprattutto nel fegato, nel latte e nelle uova.

Tra i micronutrienti di cui fare scorta in inverno per difendersi dalle principali patologie da raffreddamento ci sono, inoltre, lo zinco presente in cereali integrali, piselli, spinaci, semi di girasole, carne e uova, il selenio abbondante nel polpo, nei gamberi, negli anacardi, nei cereali, e la vitamina B6 contenuta nei legumi, nelle farine integrali, nel fegato di pollo e di vitello e nella frutta oleaginosa.

LA LATTOFERRINA
Derivata da latte vaccino, la lattoferrina è una glicoproteina della famiglia delle transferrine, che si distingue per un’elevata capacità di legare il ferro, un minerale essenziale per l’organismo.
Questa molecola, presente nel colostro e nel latte di molti mammiferi, oltre che nella saliva, nelle secrezioni nasali e nelle lacrime, è responsabile del rilascio del ferro dai tessuti verso il sangue, dove viene impiegato per la sintesi dell’emoglobina dei globuli rossi.
Oltre a contribuire a modulare il metabolismo del ferro, la lattoferrina è in grado di difendere il corpo dalle infezioni, poiché si ritrova anche nei granulociti neutrofili e nei globuli bianchi, coinvolti nella modulazione della risposta immunitaria dell’organismo.

CAPELLI AL MASSIMO

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I capelli, una parte importante per definire la personalità e lo stile di una persona.

I capelli sono una parte importante per definire la personalità e lo stile di una persona.
Corti, lunghi, colorati, o sale e pepe: sono tutti fattori che concorrono a mostrare l’immagine che si ha di sé e quella che si vuole presentare.

SCEGLIERE I PRODOTTI GIUSTI PER I NOSTRI CAPELLI
Per la pulizia è bene scegliere il prodotto più adatto al tipo di capelli, ma soprattutto che sia in grado di rispettare la cute del cuoio capelluto.
Esistono prodotti specifici per capelli secchi, che contengono oli naturali, o con sostanze purificanti per quelli più grassi.
Non è difficile, infatti, che, utilizzando prodotti troppo aggressivi, si vada incontro a dermatiti o secchezza della pelle.

Un cuoio capelluto sensibile si riconosce da sensazioni come bruciore, punzecchio, dolore, prurito e rossore. Sia nei casi lievi che in quelli estremi, è importante considerare quali fattori causano la sensibilità del cuoio capelluto.
Chi ha la cute particolarmente sensibile è bene che scelga prodotti formulati per rispettare l’equilibrio cutaneo. Chiedi al tuo farmacista che saprà fornirti le corrette indicazioni.

LA GIUSTA DIETA PER DEI CAPELLI SANI
La crescita e la condizione del fusto dei capelli è condizionata anche dall’alimentazione e dallo stile di vita.
Il fumo di sigaretta, lo stress, una dieta troppo restrittiva o carente di alcuni nutrienti essenziali, creano delle condizioni sfavorevoli alla formazione della cheratina, la proteina che costruisce la fibra capillare.
I capelli infatti, sono costituiti da proteine, lipidi, pigmenti e oligoelementi.
La carenza di proteine, causa fragilità dello stelo del capello, secchezza e diminuzione del diametro.

Una dieta utile anche alla crescita sana dei capelli deve dunque comprendere una quantità adeguata di proteine, importanti per il diametro e la resistenza del fusto; le vitamine del gruppo B, che stimolano l’attività del follicolo pilifero dove il capello si forma; la vitamina E, che ha funzione antiossidante; i minerali come ferro, zinco, rame e selenio.

Gli antiossidanti, infine, proteggono l’organismo dallo stress ossidativo ed hanno un ruolo anche nel contrastare la comparsa di capelli bianchi.

LE COLORAZIONI DEI CAPELLI FAI-DA-TE
Una bella tinta è importante nella cura dei capelli, che sia per coprire il bianco oppure per cambiare look è bene sceglierla con attenzione.
Una soluzione rapida e comoda in ogni occasione è quella di farla in casa.Per chi vuole provare esistono diversi kit faidate, pensati per essere utilizzati con facilità, anche da soli. La scelta ormai è vasta: dalle colorazioni con ingredienti vegetali a quelle su base oleosa che rispettano e nutrono il capello mentre lo colorano.
I nuovi prodotti, inoltre, offrono una palette colori che va incontro alle esigenze di tutte.

SE I CAPELLI TENDONO A CADERE
Grazie a 100mila follicoli piliferi, produciamo circa 30 metri di capelli il cui normale ciclo di vita va dai due ai sei anni.
La caduta perciò è naturale e fisiologica: mediamente si cambiano circa cento capelli al giorno.
Alcuni fattori, però, possono accelerare ed aumentare la caduta e l’eccessiva perdita dei capelli diventa un problema che, in misura diversa e in differenti momenti della vita, può riguardare tutti e varie sono le cause che possono scatenarla: stress, alimentazione sbagliata, fattori ormonali o anche il cambio di stagione come in autunno.
Per contrastarla esistono molti prodotti, sia da applicare direttamente alla radice dei capelli, sia integratori nutrizionali.Questi contengono diverse sostanze in grado di migliorare le condizioni delle radici.
Tra queste:

la taurina, che svolge una funzione di protezione del bulbo;
le catechine, polifenoli estratti da tè verde, o da semi d’uva che con la loro azione antiossidante migliorano la circolazione a livello del cuoio capelluto;
lo zinco, necessario alla crescita del capello, perché entra nella sintesi della cheratina.

PICCOLI TRUCCHI PER DEI CAPELLI SANI E BELLI
Ci sono alcuni accorgimenti che possono essere utilizzati da tutti, con molta facilità, per avere una chioma sana e bella.
Prima di tutto è bene trovare lo shampoo e i prodotti più adatti al proprio tipo di capello: in questo il consiglio del farmacista è prezioso.
Se i capelli sono particolarmente secchi si può mettere qualche goccia dell’apposito olio sulle punte prima di lavarli, come protezione.
Una volta lavati ricordarsi di non strizzarli o torcerli quando sono bagnati, perché questo gesto può rovinarli aprendo le squame.
Per asciugarli, si devono tamponare prima utilizzando delicatamente un asciugamano pulito, e poi procedere con il phon a bassa temperatura.
Per evitare che si formino nodi e che si spezzino, è bene pettinare prima le punte, che sono la parte che più si arriccia e solo dopo la parte più vicina alle radici.
Infine per farli crescere evitando le doppie punte, che rovinano il capello oltre a non essere belle, vanno spuntati ogni 23 mesi.

VACANZE SERENE

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Suggerimenti per evitare spiacevoli sorprese

Mal d’auto, scottature solari, distorsioni e punture d’insetto sono alcuni dei principali imprevisti che possono rovinarci le tanto anelate vacanze.

Di seguito alcuni consigli per porvi rapidamente rimedio.

MAL DI VIAGGIO
Si definisce cinetosi, dal greco kinesis ossia movimento, quel malessere che colpisce alcune persone durante il viaggio in macchina, in barca, in aereo, in treno o in autobus.

Chi ne soffre sperimenta un senso di malessere generale, caratterizzato da nausea, vomito, sonnolenza, senso di vertigini, sudorazione.

La causa del mal da viaggio è riconducibile alla continua variazione della posizione del corpo che viene rilevata dagli occhi e dall’orecchio interno. Questi ultimi inviano messaggi al cervello che risponde con una sintomatologia vertiginosa, ovvero una sorta di avvertimento che qualcosa non va.

Per evitare che insorga questo disturbo si possono seguire alcuni accorgimenti comportamentali, come per esempio guardare fuori dal finestrino se ci si trova in macchina oppure l’orizzonte se si va per mare.
Prima di intraprendere un viaggio è, inoltre, preferibile consumare un pasto leggero e privo di alcol e caffeina.

Chi ama andare in barca saprà certamente che la cosiddetta “onda lunga” può essere un tormento se non si consuma qualche cracker o grissino, che hanno la funzione di assorbire i succhi gastrici che si producono in eccesso a causa della cinetosi.

Bere il meno possibile è un altro buon consiglio, così come succhiare qualche caramella allo zenzero, una pianta nota per la sua spiccata azione antiemetica, ossia capace di contrastare il vomito.

Tra i farmaci di automedicazione che si possono utilizzare per coloro che stanno per intraprendere un viaggio e sanno che il mare sarà mosso oppure sono certi che staranno male in macchina c’è il dimenidrinato, disponibile sotto forma di capsule o gomme da masticare.
L’assunzione deve avvenire circa 30 minuti prima della partenza e la durata varia dalle 4 alle 6 ore.

In alternativa ai farmaci esistono specifici braccialetti antinausea al cui interno si trova una pallina.
Quest’ultima deve essere posizionata alla distanza di tre dita sotto il polso tra i due tendini flessori, poiché è qui che risiede il punto P6 dell’agopuntura che, quando viene adeguatamente compresso inibisce l’insorgere del senso di nausea.

MEDUSE
Si chiamano nematocisti, le vescicole ripiene di sostanze urticanti, che le meduse utilizzano per paralizzare le prede e che a contatto con la nostra pelle possono scatenare una reazione notoriamente molto dolorosa.

Quando succede, la prima cosa da fare è lavare la zona colpita con acqua di mare, acqua e aceto o acqua e bicarbonato per circa mezz’ora fino a quando scompare il dolore.
È necessario, inoltre, levare le nematocisti che aderiscono alla pelle, senza romperle, con del sapone o con un impasto di acqua di mare e sabbia, adoperando poi una spatolina per rimuovere il tutto.

Si procede, infine, alla disinfezione della pelle e all’applicazione di una crema antistaminica o cortisonica.

Per il gonfiore e il dolore residuo può essere utile fare impacchi con il ghiaccio.

ZECCHE
In montagna o in campagna, specie dove sono presenti boschi, ci si può imbattere nel morso di zecca, il cui rischio per l’uomo non è riconducibile tanto al veleno quanto alla possibilità di trasmettere patologie anche molto gravi, come l’encefalite da zecca e la malattia di Lyme.

La zecca va, quindi, rimossa il prima possibile, utilizzando una pinzetta che si farà roteare per sfilarla dalla pelle, senza che rimangano residui.
Il rostro, una sorta di becco con cui la zecca si attacca alla cute, può infatti rimanere all’interno della pelle se non si procede con cautela.

In questo caso bisogna rimuoverlo con un ago o con una pinzetta appuntita.

Si procede quindi alla disinfezione con un antisettico incolore in modo da non nascondere le eventuali lesioni e infezioni.

È bene, infine, contattare il medico che valuterà se procedere con una terapia specifica.

API, VESPE E CALABRONI
Anche le api, le vespe e i calabroni se ci pungono possono rovinarci una bella giornata di vacanza.

Questi imenotteri sono in grado di causare reazioni allergiche anche letali, come lo shock anafilattico, che si può manifestare dopo una prima puntura nei soggetti che divengono allergici al loro veleno.

Fatta questa premessa, dopo la puntura di uno di questi insetti bisogna lavare con acqua corrente la zona colpita, rimuovere il pungiglione eventualmente penetrato nella pelle e disinfettare.

Ghiaccio e una crema antistaminica o cortisonica alleviano il dolore, l’infiammazione e il prurito.

Per scongiurare infezioni si può ricorrere anche a una crema a base di antibiotico.

VIETATO SCOTTARSI
Quante volte dopo una domenica al mare d’estate siamo tornati a casa la sera con la pelle color aragosta?
Per quanto riguarda il sole è oramai noto a tutti che è necessario adoperare sempre una crema solare ad alta protezione, cioè con spf 50, specie alle prime esposizioni, ma se nonostante questo la pelle è lo stesso arrossata, irritata, calda e tende a gonfiarsi allora bisogna correre ai ripari.

Se l’ustione non è grave, ma compare l’eritema solare, una dermatite caratterizzata dalla comparsa di arrossamento e bollicine molto pruriginose, si può procedere lavando la pelle con acqua corrente, facendo impacchi freddi e applicando una crema antibiotica se le vescicole sono aperte oppure un leggero cortisone quando la pelle si presenta arrossata, infiammata e dolente al tatto.

L’eritema solare può presentarsi non solo su piccole aree del corpo, ma anche su una superficie molto più estesa e se compaiono sintomi concomitanti, come febbre, vomito, diarrea e brividi è bene rivolgersi al medico.

Per un lieve rossore della pelle si dimostra utile applicare un doposole, cosmetico formulato con estratti vegetali dall’azione lenitiva, come l’ippocastano, il rusco, l’amamelide, ingredienti idratanti quale l’allantoina, e agenti antinfiammatori come l’acido betaglicirretico e il bisabololo, contenuti in natura rispettivamente nella liquirizia e nella camomilla.

Il loro impiego prevede più applicazioni al giorno, fino a completa normalizzazione della cute.

IN CASO DI DISTORSIONI
Durante un trekking in montagna ci siamo ritrovati con una caviglia gonfia?
Slogature, contusioni e stiramenti se di lieve entità possono anche essere trattati autonomamente a casa.

Se la caviglia in seguito alla distorsione risulta gonfia e dolente si può ricorrere a un rimedio omeopatico in granuli, ossia all’arnica in diluizione 200CH, disponibile in farmacia sotto forma di monodose da sciogliere sotto la lingua, in un’unica volta.

Tale rimedio d’urgenza contrasta l’infiammazione e il dolore.

Da applicare sulla pelle sono consigliabili i gel freschi e di facile assorbimento, che non richiedono un massaggio intenso.

Tali preparati sono formulati con estratti di arnica, pianta dotata di spiccate proprietà antinfiammatorie, di bromelina, una sostanza presente in abbondanza nel gambo dell’ananas e con effetto fibrinolitico, ossia capace di contrastare la comparsa degli ematomi, e di escina, molecola contenuta nell’ippocastano che riduce il gonfiore.

Un bendaggio leggero per contenere il movimento della caviglia e qualche giorno di riposo saranno di sicura utilità.

FOCUS ORECCHIE

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I consigli per evitare disturbi al mare o in montagna

Mal d’orecchi.
Un disturbo che non colpisce solo d’inverno, con la diffusione di influenza e raffreddore, ma anche in estate, magari favorito proprio dalle attività che in questo periodo è più frequente svolgere, come bagni di mare, viaggi aerei, escursioni in montagna.
Ecco quindi comparire fastidi, ronzii e sensazione di ovattamento, fino a prurito e dolore.

OTITE DEL NUOTATORE
La tipica causa, soprattutto d’estate, sono i bagni in mare o in piscina, specie se in acqua inquinata o non pulita; per questo viene spesso definita “otite del nuotatore”.

Nella maggior parte dei casi, quando si accumula acqua nell’orecchio medio, è sufficiente farla fuoriuscire con movimenti della testa.

Ma se questo non accade la permanenza di acqua, sale e cloro possono intaccare la pellicola protettiva dell’orecchio, causando infiammazione del condotto uditivo e aumentando l’esposizione ai batteri spesso presenti nell’acqua di mare o delle piscine.

Quali sono i possibili segnali di un’otite esterna?
Fare attenzione se:

dopo un bagno o un’immersione subacquea, la capacità uditiva è limitata e ovattata;
dopo uno o due giorni compare prurito e l’orecchio diventa sensibile al tatto;
si avvertono forti dolori all’interno dell’orecchio che diventano più acuti masticando, stringendo i denti e premendo sulla parte esterna del canale uditivo;
dall’orecchio fuoriesce una secrezione;
la cute del condotto uditivo diventa gonfia o arrossata.
Si tratta di un disturbo molto fastidioso che deve essere trattato rapidamente per combattere l’infezione.
In genere viene prescritta dal medico una terapia antibiotica.

OTITE NEI BAMBINI
L’otite media è più interna e l’infiammazione interessa la cassa timpanica ed è particolarmente frequente nei bambini fino ai tre anni di età.

Durante l’estate può essere causata da un eccessivo raffreddamento, per esempio provocato dall’aria condizionata.

Inoltre, con un raffreddore in corso, anche gli sbalzi di pressione possono favorirne la comparsa, per esempio durante un viaggio in aereo o salendo in quota con la funivia o in auto.

I sintomi dell’otite sono legati al dolore e al fastidio, percepito soprattutto durante la masticazione.

Come riconoscere un’otite?
Il bimbo potrebbe avere un problema all’orecchio, se:

piange, è irritabile e mette le manine a livello delle orecchie;
tende a grattarsi o toccare frequentemente l’orecchio;
fuoriesce del liquido giallognolo dall’orecchio;
ci si accorge o riferisce di non sentirci bene.
Per curare l’otite è necessario dapprima rivolgersi al pediatra, che a seconda della tipologia di otite prescriverà una terapia farmacologica a base di antibiotici e cortisone, per via orale o topica.

Sempre se il medico li prescrive, possono essere usati al bisogno anche antidolorifici come il paracetamolo.

Durante la terapia evitare il contatto dell’orecchio con l’acqua, anche quella della doccia.

Per prevenire l’otite nei bambini si consiglia di:

evitare il ristagno di agenti sapone, shampoo e acqua all’interno dell’orecchio;
avere cura di asciugare sempre bene le orecchie del bambino;
non trascurare raffreddori e influenze;
per la pulizia non utilizzare bastoncini, rischiano di causare microtraumi.

IL BAROTRAUMA
A molti sarà capitato di avvertire dolore alle orecchie viaggiando in aereo.
Il mal d’orecchio in volo si verifica soprattutto per i cambi di pressione: durante le fasi di decollo, quando la pressione è minore, e in fase di atterraggio, quando la pressione è maggiore.

Si tratta del barotrauma, con sensazione di orecchie tappate, ronzii, perdite auditive, dolore.

Anche i bambini sono soggetti a questo disturbi, con sintomi che possono essere più intensi rispetto a quelli degli adulti in quanto le orecchie dei bambini sono più delicate, e che viene acuito dalla eventuale presenza di raffreddore o dall’accumulo di muco.

Il barotrauma può essere dovuto anche a escursioni in alta quota, immersioni subacquee, o guidare in montagna.
Anche patologie nasali come riniti allergiche, virali, poliposi nasale, deviazione del setto, rinosinusiti possono indurre il problema, oltre alla presenza di otiti e lesioni del timpano.

Come evitare li barotrauma?
Per contrastare il fastidio si consiglia di masticare un chewinggum, sbadigliare, bere.

Per minimizzare gli effetti del barotrauma è necessario favorire la circolazione dell’aria attraverso i condotti delle orecchie, delle narici e della bocca, e questi movimenti possono favorirlo.

Un tipico intervento è la “manovra di Valsalva”: consiste nel cercare di rilasciare l’aria attraverso le narici dopo aver chiuso il naso con le dita.
In questo modo si dovrebbe ristabilizzare la pressione interna e far scomparire la sensazione di “tappo”.

PIERCING ALLE ORECCHIE: COME EVITARE INFEZIONI ESTIVE
È sempre più diffusa, tra i giovani e i giovanissimi, la pratica del piercing; non solo il “semplice” orecchino, ma anche l’inserimento di gioielli nella cartilagine dell’orecchio, o di un dilatatore in corrispondenza del lobo.

Si tratta di una pratica non esente da rischi, che deve essere effettuata da un professionista serio in grado di garantire il massimo rispetto delle norme igieniche e delle misure di prevenzione delle infezioni.

Dopo l’esecuzione di un piercing possono verificarsi lievi perdite di sangue, arrossamento, indolenzimento, perdita di sensibilità e prurito della zona interessata; fenomeni che tendono a scomparire gradualmente nell’arco di qualche settimana.

Anche la fuoriuscita dalla ferita del siero linfatico, un liquido chiaro e inodore, rappresenta la difesa naturale dell’organismo nei confronti del piercing, e non deve destare preoccupazione.

Segnali che invece devono essere indagati sono gonfiore, sanguinamento, formazione di cicatrici e reazioni allergiche ai metalli.
In generale bisogna fare attenzione alle infezioni, in particolare se iI piercing è stato praticato sulla cartilagine dell’orecchio, in quanto può infettarsi più facilmente di quelli praticati sul lobo.

I principali segni di infezione sono:

arrossamento e gonfiore crescenti intorno alla ferita;
sensazione di calore o pulsante nella zona in cui è situato il piercing;
dolore al tatto ed eccessiva sensibilità dell’area circostante il piercing;
secrezioni maleodoranti di liquido giallastro o verdastro (pus);
febbre.
Le infezioni batteriche possono generare un ascesso, con accumulo di pus, intorno alla ferita.
Un rischio remoto ma esistente è la diffusione dell’infezione, se trascurata, a tutto l’organismo con conseguenze gravi e potenzialmente mortali.

Per evitare le infezioni è necessario eseguire ogni giorno le corrette operazioni di pulizia, durante tutto il periodo della guarigione; i tempi di guarigione sono di 68 settimane nel caso del lobo, e di 4 mesi1 anno per la cartilagine dell’orecchio.

In questo periodo è necessario effettuare la pulizia del piercing due volte al giorno, solo dopo aver lavato le mani, con soluzione salina o saponi antibatterici non aggressivi.
Evitare infine bagni in piscina e l’esposizione al sole, alle lampade abbronzanti ed il contatto con la sabbia.

PRESSIONE E TAPPO DI CERUME
Può capitare che un lieve calo dell’udito, ovattamento, rimbombo e sensazione di peso e orecchio tappato compaiano improvvisamente, senza motivi apparenti.
Probabilmente la causa è la formazione di un tappo di cerume.

L’accumulo di cerume, aumentando di volume, causa infatti l’ostruzione dell’orecchio e la chiusura del condotto uditivo esterno.
La produzione di cerume all’interno dell’orecchio è fisiologica e serve a proteggere e mantenere lubrificato il condotto uditivo.

Alcuni individui sono più soggetti di altri a questo disturbo, che può anche essere favorito da otiti o dalla presenza di eccessiva quantità di acqua all’interno dell’orecchio.
Il cerume è infatti igroscopico, ossia in grado di assorbire l’acqua; a contatto con il liquido aumenta di volume e ostruisce il condotto.

Anche pratiche igieniche non adatte, come l’uso di bastoncini di cotone, sono tra le cause in quanto spingono il cerume ancora più in profondità.

Che fare per evitare i tappi di cerume?
In commercio esistono specifici prodotti, come le gocce ceruminolitiche che in alcuni casi possono sciogliere il tappo.
In ogni caso non bisogna mai tentare di intervenire per rimuoverlo manualmente.

Per questo è necessario rivolgersi allo specialista otorinoloaringoiatra, che risolverà il problema ambulatorialmente provvedendo alla rimozione del tappo, eventualmente attraverso il lavaggio dell’orecchio.

E l’udito tornerà immediatamente normale.

FAI IL PIENO DI ENERGIA

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Gli integratori utili per la stanchezza fisica, mentale e contro lo stress

La primavera è il periodo ideale per fare sport e passeggiate all’aria aperta:
che sia una corsa nel parco, un giro in bicicletta, o una più impegnativa partita di calcio o tennis con gli amici, muoversi fa bene all’umore e contribuisce a rimanere in forma.

Non si deve dimenticare che le alte temperature estive, ma anche il vento e l’umidità aumentano la sudorazione e dunque è facile andare incontro a disidratazione ed eccessiva perdita di sali minerali, che non coinvolge soltanto gli sportivi.

Ci sono situazioni ambientali in cui caldo eccessivo e sudorazione abbondante provocano una perdita di liquidi e sali minerali anche in assenza di un’attività motoria intensa.

I sali minerali sono principi nutritivi presenti negli alimenti, indispensabili per la salute ed il corretto funzionamento dell’organismo in quanto favoriscono la produzione di energia e il mantenimento dell’equilibrio idrosalino.

Ad essere eliminati con il sudore sono prevalentemente, potassio e magnesio, la cui carenza può provocare crampi, vertigini, stanchezza, cali di concentrazione e sonnolenza.

MAGNESIO
La dose giornaliera raccomandata è di 300 mg.

È un minerale importante perché partecipa a molte delle reazioni che avvengono nelle cellule:
è il cofattore di più di 300 enzimi che controllano processi molto diversi fra loro, dalla sintesi delle proteine al funzionamento dei muscoli e dei nervi, fino al controllo della glicemia e della pressione sanguigna.

Inoltre, partecipa alla trasmissione dell’impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco e favorisce l’adattamento delle cellule al ritmo giorno-notte.

Sintomi da carenza di magnesio possono rivelarsi con senso di astenia, apatia, spossatezza e crampi muscolari.

Sono ricche di magnesio le noci, il cacao, i cereali, insalata verde e legumi.

POTASSIO
La dose giornaliera raccomandata è circa 3 g.

Il potassio è uno dei minerali maggiormente presenti nelle cellule del corpo umano:
anch’esso viene perso con la sudorazione e la sua carenza contribuisce alla sensazione di debolezza muscolare, ipereccitabilità ed aritmie.

Il potassio, insieme al sodio, controlla il corretto funzionamento dei muscoli e il ritmo cardiaco, svolge una fondamentale funzione nel regolare il contenuto di acqua nelle cellule, partecipa alla sintesi delle proteine, attiva molti enzimi coinvolti nel metabolismo energetico.

È inoltre fondamentale per la trasmissione degli impulsi nervosi e per il controllo della contrazione muscolare e della pressione arteriosa.

Gli alimenti che contengono potassio sono per esempio i piselli e i fagioli secchi, asparagi, banane, albicocche, spinaci e cavolfiori.

UNA CARICA DI ENERGIA
L’alimentazione spesso non è in grado di apportare una sufficiente quantità di sali minerali, perché d’estate si ha meno fame, o perché, con la sudorazione, aumenta il fabbisogno.

È utile, perciò, una supplementazione con integratori salini.

Ma cosa contengono gli integratori salini?

Gli integratori salini in commercio sono tanti e hanno formule diverse, a secondo della funzione che si propongono di svolgere, dal semplice reintegro di magnesio e potassio a quelli pensati per chi pratica attività sportiva, o si trova in un momento particolare di stanchezza fisica e mentale.

Oltre a magnesio e potassio possono dunque contenere L-Arginina e Glutammina, aminoacidi indispensabili per l’ossigenazione dei muscoli, per favorire la diminuzione di acido lattico, per ridurre la fatica e i tempi di recupero.

Spesso vengono associate le vitamine, in particolare vitamine C ed E che svolgono un’elevata azione antiossidante per contrastare i radicali liberi provocati dallo sforzo fisico.

Ma non mancano nuove formulazioni contenenti mix di ingredienti energizzanti come guaranà, ginseng e caffeina del thè verde insieme alle vitamine del gruppo B e C che contribuiscono al buon metabolismo energetico.

L’IMPORTANZA DELL’IDRATAZIONE
In caso di forte sudorazione o di caldo intenso, è fondamentale, reintegrare i liquidi oltre ai sali minerali.

La quantità consigliata è di circa 1,5 – 2 litri al giorno di acqua, che in caso di attività fisica può arrivare anche a 2,5 litri.

Durante la pratica sportiva sono consigliati circa 200 ml di acqua minerale naturale ogni 20 minuti.

Per mantenere una giusta idratazione è bene evitare gli alcolici e limitare l’assunzione di bevande gassate.

Importante che le persone anziane si ricordino di bere anche se non ne sentono il bisogno; infatti, con l’età si perde la sensazione di sete.

Per contribuire ad una giusta idratazione preferire cibi leggeri e con alto contenuto di acqua come frutta e verdura.

SIAMO FATTI PER CAMMINARE

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Un atto fisiologico che ha effetti positivi su corpo e mente

Lenta, veloce, sportiva, nordica…tanti sono i tipi di camminata, basta scegliere il più adatto ai propri gusti e alle proprie inclinazioni e, una volta messo in pratica, sarà difficile farne a meno.

Camminare regolarmente ha effetti positivi su corpo e mente, è utile per prevenire varie malattie e per mantenere un corpo efficiente.

È l’attività che meglio si adatta alla struttura fisica dell’essere umano, fatta in modo da poter affrontare anche lunghi percorsi a piedi.

A differenza, per esempio, della corsa, è un atto fisiologico che non affatica le articolazioni, altrimenti esposte a sollecitazioni talvolta troppo intense.

PERCHÉ CAMMINARE FA BENE
In generale praticare attività fisica aumenta la forza e la resistenza muscolare, riduce lo stress e migliora la funzione psicologica; il tutto a favore di una migliore qualità di vita e di un invecchiamento attivo.

E camminare non fa eccezione.

Vediamo quali ambiti possono trarre vantaggio da questa semplice attività.

SALUTE CARDIOVASCOLARE
È appurato che l’esercizio fisico contribuisce a tenere sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolare come colesterolo, trigliceridi, valori della pressione arteriosa.

Poiché camminare ha l’effetto di accelerare il metabolismo, favorire la metabolizzazione degli zuccheri e ridurre l’iperglicemia nei diabetici, diminuisce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2.

L’esercizio è positivo per l’apparato cardiocircolatorio.

Il cuore di una persona allenata funziona meglio: ha una frequenza cardiaca più bassa, sia a riposo che in attività, e impiega, a parità di sforzo, meno energia di quello di un individuo non allenato.

Anche i polmoni diventano più efficienti, e i muscoli in grado di tollerare sforzi più intensi e duraturi, perché in grado di estrarre una maggior quantità di ossigeno dal sangue.

Secondo uno studio tedesco praticare esercizio fisico moderato dimezza, nella fascia di età 50-70 anni, il rischio di attacco cardiaco.

Gli stessi ricercatori hanno affermato che praticare attività fisica per mezz’ora al giorno si traduce in un aumento medio della durata della vita da tre a sette anni.

APPARATO MUSCOLOSCHELETRICO
Camminare rafforza muscolatura e articolazioni, tonifica e rassoda le gambe, migliora la circolazione e contrasta la ritenzione idrica.

Il movimento protegge le articolazioni di anca e ginocchio dall’osteoartrosi, le più soggette a questo tipo di condizione; ha un effetto lubrificante e rafforza i muscoli che le sostengono.

In generale riduce i dolori artrosici e, se praticato con regolarità e la giusta intensità, ne previene la formazione.

Inoltre, camminare migliora l’equilibrio e la coordinazione.

Come tutte le attività che comportano il carico del peso corporeo sulle gambe – correre, ballare, saltare anche camminare contrasta la perdita di densità minerale ossea e, nel tempo, favorendo la corretta deposizione del calcio nelle ossa, previene o ritarda la comparsa di osteoporosi.

La sedentarietà è infatti la migliore amica dell’osteoporosi.

Ma attenzione, non tutti gli sport, per quanto benefici, sono utili al mantenimento della densità ossea: è il caso di nuotare o andare in bicicletta.

SISTEMA IMMUNITARIO
Le persone che praticano attività fisica regolare sono meno soggette alle infezioni e alle malattie da raffreddamento e sembrano, nell’età anziana, avere una minore incidenza di patologie cronicodegenerative e di demenze.

Grazie al miglior funzionamento del sistema circolatorio, con l’attività fisica si verifica un aumento del rilascio di endorfine, il sistema linfatico viene stimolato e si abbassa il livello di stress, il tutto a favore dell’efficienza del sistema immunitario.

OCCHI E VISTA
Per chi trascorre molte ore lavorando al computer, in spazi chiusi illuminati artificialmente o anche solo per chi passa molto tempo in casa dove l’orizzonte è necessariamente limitato, uscire a camminare, ancor di più se nella natura, è benefico per gli occhi perché obbliga a esercitare la vista da lontano.

Questo vale anche e soprattutto per i bambini, tra i quali negli ultimi anni la miopia è in aumento a causa di un eccessivo uso dei dispositivi elettronici, che obbligano a mettere a fuoco da una distanza molto ravvicinata.

PSICHE
Camminare all’aperto libera i pensieri, aiuta la memoria e stimola la creatività.

E come altre attività fisiche, protegge la salute mentale: riduce ansia, depressione e migliora il tono dell’umore.

Ha un effetto positivo sulle funzioni cognitive, probabilmente per l’aumento della circolazione del sangue e la maggior ossigenazione del cervello.

Prendere l’abitudine di fare una camminata veloce, ogni giorno o almeno a giorni alterni, e meglio ancora se al mattino prima di iniziare la giornata, conferisce un senso di benessere e rilassamento che permarrà anche nelle ore successive.

CHI BEN COMINCIA È ALLA METÀ DELL’OPERA
Per camminare non serve molto, bastano un paio di scarpe adatte e un abbigliamento comodo.

Per questo è una attività semplice, economica e alla portata di tutti e di tutte le età.

Testa dritta, sguardo in avanti, spalle rilassate e addome leggermente contratto: quando si cammina è importante mantenere una postura corretta, e assecondare la lunghezza del proprio passo, muovendo le braccia seguendo il movimento delle gambe.

Si può iniziare gradualmente, e poi aumentare il ritmo nel tempo.

L’ideale è riservarsi uno spazio di almeno mezz’ora nella quale si cammina, senza pesi e senza interruzioni.

In un individuo sano camminare per 30-60 minuti a giorni alterni, costituisce una buona protezione cardiovascolare.

Non è necessario che l’esercizio sia intenso o superiore alle proprie forze, basta una camminata veloce, che permetta di raggiungere una frequenza cardiaca pari al 60% di quella massima prevista per quell’età.

COLAZIONE: I CONSIGLI PER INIZIARE BENE LA GIORNATA

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Colazione sana e bilanciata per iniziare la giornata con energia.

Non esiste regime alimentare che cancelli dal suo protocollo la colazione.

Neppure le diete dimagranti.

La ragione è semplice.

Dopo tante ore di riposo e digiuno, il corpo la mattina – come una macchina – deve rimettersi in moto e avere a disposizione il “carburante” sufficiente e idoneo ad attivare tutti i meccanismi e a generare energia.

È la colazione che attiva il metabolismo, accelerandone i ritmi e consentendo di mantenere il peso forma, oltre a regolarizzare gli ormoni.

E non è tutto: saltare la colazione rischia di farci arrivare affamati al pasto successivo, esagerando a pranzo e a cena.

Soprattutto a cena considerato che i veloci ritmi quotidiani ci portano spesso a consumare pranzi veloci e scarsi.

E vale sempre la pena ricordare che il cibo in più consumato di sera si accumula.

È stato inoltre dimostrato che mangiare poco al risveglio mina la capacità di concentrazione e spostare tutta l’assunzione di cibo nella seconda parte della giornata provoca impennate di insulina e una fase digestiva molto più lenta e faticosa.

Con tutte le conseguenze che questo comporta.

C’è un saggio proverbio popolare che recita:
“Colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”.

A conferma di come il primo pasto sia da considerarsi il più importante della giornata e debba essere il più ricco, nutriente, vario e bilanciato in tutte le sue parti: carboidrati, proteine, vitamine, grassi, fibre, sali minerali.

La scienza non si sbilancia a favore di colazioni dolci o salate: vanno bene entrambe.

Importante è che siano sempre equilibrate.

Senza eccedere negli zuccheri nel primo caso o nelle proteine nel secondo.

Una colazione salata può associare uova sode, frutta, pane integrale, salmone affumicato, ricotta magra, prosciutto crudo, tonno in scatola al naturale.

Eppure, ancora tanti italiani (circa il 10%) saltano sistematicamente questo primo appuntamento con la tavola e con il cibo o lo riducono a un caffè al volo.

Per comodità, per pigrizia, per (erroneamente) non ingrassare.

Nulla di più sbagliato: la colazione deve apportare tra il 15 e il 25% dell’intero fabbisogno calorico quotidiano.

Su una dieta di 1500 calorie deve quindi “consumarne” 400.

Deve essere varia, creativa: non monotematica e non dovrebbe neppure essere sempre la stessa tutte le mattine.

Dovrebbe essere composta per il 60% da carboidrati e per il 20% rispettivamente da proteine e grassi.

Ma come fare a riacquistare l’abitudine alla colazione?

C’è un facile comportamento che può aiutare anche i più pigri: “preparare” la colazione la sera prima.

Significa apparecchiare la tavola con tovagliette, tazze, prodotti secchi ai quali aggiungere i prodotti freschi da frigo al risveglio.

Trovare già la tavola imbandita come in albergo, aiuta a coccolarsi, fermarsi, prendersi del tempo per sé e fare provviste di energia.

È una piccola cosa che può diventare presto un’abitudine salutare.

COLAZIONE ITALIANA: ALCUNI CONSIGLI

Gli alimenti più gettonati dagli italiani che fanno colazione a casa sono il latte e lo yogurt (meglio se entrambi parzialmente scremati), i biscotti, le fette biscottate, la marmellata, il miele, il caffè, il tè (meglio senza zucchero).

Più raramente, frutta di stagione.

Invece sarebbe utile inserirne sempre una porzione già dal mattino perché ricca di vitamine e fibre e non contribuisce ad affaticare la fase di digestione.

Da associare anche la frutta secca, 20/30 grammi, noci o mandorle, che possiamo ritrovare nel corso della giornata sotto forma di spuntino spezzafame grazie all’apporto di una buona quantità di proteine.

Da preferire i succhi di frutta al 100% privi di zuccheri aggiunti.

Meglio ancora una spremuta fresca.

Fare attenzione ai biscotti, alle merendine e a tutti i prodotti industriali in genere che apportano alti contributi calorici e dispensano quasi solo zucchero.

Meglio preferire pane integrale – ha meno calorie delle fette biscottate – con un velo di marmellata o di miele.

Consigliato anche lo yogurt greco naturale bianco e i fiocchi d’avena integrale.

In caso di colazione al bar, è la brioche a scalare tutte le classifiche insieme al caffè e al cappuccino.

Nonostante sia ormai noto che la brioche abbia uno scarsissimo potere saziante (la fame ritorna presto e porta a consumare snack di produzione industriale) e sia ricca di zucchero e grassi animali come il burro con una quantità di calorie importanti.

Si tratta di una colazione per nulla equilibrata che si concentra solo sull’apporto di zuccheri e non prevede l’assunzione di tutti gli altri nutrienti.

La conseguenza?

Il pancreas viene chiamato a un surplus di lavoro per mantenere i livelli normali di glicemia nel sangue.

E nel tempo questo meccanismo può produrre dei disturbi anche seri.

Infine, un suggerimento che potrà sembrare banale ma che viene spesso disatteso: la nostra mattina a tavola dovrebbe iniziare da un abbondante bicchiere di acqua.

È importante per l’idratazione e per il processo digestivo.

COME SCEGLIERE I CORN FLAKES

I corn flakes sono cereali spesso arricchiti da massicce dosi di zucchero.

Una trasformazione adottata negli Stati Uniti pochi anni dopo la loro immissione sul mercato per rendere più appetibile il loro gusto.

Per questo bisogna fare sempre attenzione a quanto riportato nell’etichetta: spesso pensiamo di nutrirci di cereali ricchi di fibre, utili alla motilità intestinale, e invece accumuliamo solo zuccheri e calorie.

È importante verificare che non siano presenti grassi vegetali idrogenati o oli tropicali, che la quantità di fibra ogni 100 grammi sia superiore a 15 grammi e che le calorie, per 100 grammi, si attestino tra 300 e 350.

DUE ESEMPI DI COLAZIONE

Gli esempi di colazione possono essere infiniti.

Importante è associare i cibi giusti e non sbilanciarsi sull’apporto di alcuni nutrienti a discapito di altri.

Esempio di colazione salata:

2 uova sode (oppure tonno in scatola al naturale/ 2 fette di salmone affumicato/bresaola)
1 fetta di pane (meglio integrale)
1 frutto
caffè o tè
Esempio di colazione dolce:

yogurt greco al naturale
frutta secca
fiocchi di avena integrale
1 frutto
caffè o tè

“ DOVE SI TROVA COSA…”

È utile poter ricorrere a un veloce vademecum (ovviamente non esaustivo) dove trovare subito gli alimenti che apportano a colazione i diversi tipi di nutrienti.

In particolare:

Proteine: uova, tonno, salmone, yogurt greco, frutta secca.
Carboidrati: pane integrale, cereali, pane di segale.
Vitamine e sali minerali: frutta e verdura.
Grassi: frutta secca, burro di arachidi.

ALIMENTI DA “ EVITARE”

Molti degli alimenti che consumiamo a colazione andrebbero evitati.

O almeno assunti con moderazione.

Sicuramente biscotti, snack, merendine, torte di produzione industriale.

Dunque, tutti i dolci confezionati.

Contengono infatti consistenti quantità di zucchero e presentano solo cereali raffinati che hanno perso nella trasformazione industriale due delle tre parti fondamentali che apportano fibre e vitamine, preservando soltanto la parte carica di carboidrati.

Da evitare anche i succhi di frutta e le marmellate ricche di zucchero.

Infine, il latte, molto presente nella colazione degli italiani.

Contiene grassi saturi e andrebbe assunto con moderazione, non tutti i giorni.

Meglio preferire il latte a base di soia o di riso.

Da evitare il burro, ricco di grassi saturi.

Come per tutti i pasti della giornata, è sempre importante leggere le etichette per confrontare i prodotti e rendersi conto di quali nutrienti sono contenuti.

FAME NERVOSA

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FAME NERVOSA

Il cibo per colmare un vuoto interiore o per calmare irrequietezza, ansia, preoccupazione

La fame di natura emotiva, o più comunemente fame nervosa, non è dettata da un reale bisogno di cibo e poco ha a che fare con lo stimolo dell’appetito e il senso di sazietà che deriva dall’aver mangiato.

Nasce invece dal bisogno di colmare un vuoto interiore, un disagio che appare come una mancanza.

Alla base vi sono fattori psicologici come stress, noia, rabbia, tristezza, che portano a rifugiarsi nel cibo come fonte di compensazione. Il cibo come rifugio, dunque, ma quale cibo?

Spesso gli alimenti consumati dietro l’impulso di placare la fame nervosa sono proprio quelli che andrebbero consumati con moderazione, ma nulla più di un dolce può dare la sensazione di aver domato quel momento di negatività.

COMFORT FOOD

Dopo aver mangiato un cibo dolce si verifica un immediato rialzo dei livelli di glicemia, ossia dei livelli di zucchero nel sangue, che genera una sensazione di benessere.

Si tratta però di uno stato effimero: quando il livello scende, altrettanto rapidamente, l’umore ne risente e si innesca un meccanismo di ricerca di altro cibo che possa nuovamente appagare.

Questo perché l’aumento della glicemia causa un proporzionale rialzo dei livelli di insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che regola il metabolismo degli zuccheri.

Se la quantità di insulina in circolo aumenta, in risposta si verifica un rapido calo della glicemia, che l’organismo interpreta come una carenza, stimolando il senso della fame e a mangiare altro cibo per riportare i livelli della glicemia nella norma.

Questo meccanismo crea un circolo vizioso.

Come evitarlo?

Non tutti gli alimenti causano un uguale aumento della glicemia: carboidrati semplici, come pane, pizza, focaccia, pasta, snack vari, dolciumi sono quelli che lo causano maggiormente.

Meglio allora preferire i carboidrati complessi, i legumi e i cereali integrali, e abbinarli a proteine, grassi e fibre, per i quali il carico glicemico è nettamente inferiore.

Episodi occasionali di fame nervosa, magari in momenti di tensione, possono capitare a tutti e nulla vieta di concedersi occasionalmente il consumo di quello che viene chiamato “comfort food”: ciascuno ha il proprio.

La tendenza alla fame nervosa può invece rappresentare un problema quando diventa una abitudine consolidata.

COME COMBATTERLA

Acquisire consapevolezza del problema è il primo passo per combattere la fame nervosa. Farsi domande come “ho davvero fame?”, “perché sto mangiando?” o “c’è una causa emotiva che mi spinge a fare questo?” può aiutare a individuare i meccanismi alla base del problema.
Una buona abitudine è quella di non saltare i pasti, e fare in modo che siano equilibrati.
Un attacco di fame a poca distanza di tempo da un pasto sarà probabilmente di natura emotiva. Curare la propria alimentazione può servire a sentirsi più forti nei confronti della tentazione di mangiare fuori pasto.
Una volta realizzato che l’attacco di fame è di natura emotiva, può essere utile tenere a portata di mano verdure crude, come carote e finocchi, che sono anche un valido spuntino.
Alcuni alimenti hanno un maggior potere saziante, per esempio la frutta secca, le mele, i cereali come l’avena.
In generale poi, aumentare qualità dei cibi preparati, e dedicarsi alla cucina dando importanza ai pasti principali può fare sì che questi diventi[1]no dei momenti rituali, di valore, e un modo per prendersi cura di sé stessi.
Al contrario mangiare in fretta, distrattamente, senza curarsi troppo di ciò che si ha di fronte porterà probabilmente a una dieta meno sana e ad acquisire cattive abitudini alimentari, che possono più facilmente sfociare in attacchi di fame nervosa.
Evitare di saltare i pasti.
Iniziare a combattere la fame nervosa facendo la spesa, limitando al minimo gli alimenti “rifugio”.
Non tralasciare di idratarsi. Anche bere può aiutare ad arginare gli attacchi di fame.

BINGE EATING

Il binge eating, letteralmente “abbuffata di cibo” è uno dei più frequenti disturbi del comportamento alimentare.

Qui la fame nervosa porta a mangiare grandi quantità di cibo in poco tempo; la persona tende ad abbuffarsi, senza stimolo della fame, fino a sentirsi sgradevolmente sazia.

Quando questo si verifica almeno una volta alla settimana, per un periodo di tre mesi, si è di fronte a un disturbo da alimentazione incontrollata.

Potrebbe essere confuso con la bulimia, ma si tratta di due disturbi diversi: per quanto sia accompagnato da senso di colpa, il sentimento di rassegnazione e passività che caratterizza questo disturbo fa sì non venga seguito dalla messa in atto di comportamenti mirati a “rimediare” alla compulsiva assunzione di cibo, come il digiuno, il controllo ossessivo del peso, l’induzione del vomito.

Il binge eating è un disturbo di cui soffrono più spesso le donne, e che si instaura più facilmente in presenza di alcune caratteristiche psicologiche come bassa autostima, umore depresso, immagine negativa del proprio corpo.

Questo disturbo inoltre è correlato all’obesità, e aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete.

Il livello di gravità del binge eating è variabile e valutato in base alla frequenza degli episodi di abbuffate che, nei casi estremi, si verificano quotidianamente, anche più volte al giorno.

La cura in questo caso passa prima di tutto dalla diagnosi e dalla presa in carico della persona da parte di un centro specializzato nella cura dei disturbi alimentari; prevede inoltre un approccio multidisciplinare con l’intervento di più figure mediche: psicologo, internista, endocrinologo, nutrizionista.

L’IMPORTANZA DI DORMIRE BENE

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IL BUON SONNO

Basta osservare la quantità di annunci pubblicitari riguardanti prodotti e farmaci da banco per aiutare a dormire, o a dormire meglio, per rendersi conto di quanto i disturbi del sonno siano diffusi.

I ritmi della società moderna, soprattutto per chi vive nelle grandi città, lo stress, la scarsa attività fisica e la permanenza in luoghi chiusi per molte ore al giorno sono elementi che vanno a incidere sul sonno.

Eppure dormire è un bisogno primario, fisiologico, naturale, fondamentale per il cervello, ma non solo, e al quale non è possibile rinunciare.

L’organismo umano può resistere più facilmente, e più a lungo, alla privazione di cibo che a quella di sonno.

RECUPERARE LE ENERGIE

Il sonno è amico della salute e serve per recuperare l’energia psicofisica, preservare la memoria e il sistema nervoso.

Oltre che per uno stato di benessere durante la giornata, il sonno è importante per il funzionamento di sistemi ed apparati.

La carenza di sonno e le alterazioni del ritmo sonno-veglia protratti nel tempo aumentano invece il rischio obesità, diabete, ipertensione, depressione.

Chi dorme meno di cinque ore per notte, almeno tre volte alla settimana e per un periodo anche solo di sei o sette mesi, è a forte rischio di sviluppare ipertensione e malattie cardiovascolari.

I RISVEGLI RIPETUTI

Si stima che una persona su dieci soffra di insonnia, intesa sia come difficoltà ad addormentarsi, sia a mantenere il sonno per tutta la notte.

Risvegli ripetuti, sonno a singhiozzo, risvegli precoci dopo pochissime ore sono segnali di insonnia.

Quando le difficoltà si protraggono per oltre tre mesi, e si verificano ripetutamente durante la settimana, si parla di insonnia cronica.

Ma quante sono le ore di sonno necessarie?
Nell’età adulta questa soglia è soggettiva, in genere il numero considerato ottimale varia tra le sette e le nove ore.

Ma ci sono persone che pur dormendo meno sono in grado di restare efficienti.

Secondo i pediatri, i bambini tra 3 e 5 anni dovrebbero dormire almeno 10-13 ore, quelli di età compresa tra 6 e 10 anni 9-11 ore, e i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni almeno 8-9 ore.

Perdere ore di sonno è particolarmente grave per gli adolescenti; il loro cervello, infatti, ha bisogno del sonno notturno per completare il proprio sviluppo.

Un sonno di 8-10 ore assicura anche in questa fascia di età la presenza della fase di sonno profondo, quando avviene il consolidamento della memoria e le informazioni apprese durante la giornata vengono immagazzinate.

Dormire bene la notte è essenziale per stare bene di giorno.

Quando si dorme troppo poco, oppure ci si sveglia con la sensazione di non avere riposato, la qualità dello stato di veglia viene intaccata, e compaiono sonnolenza continua, difficoltà di concentrazione e magari qualche problema di memoria.

Non contano solo le ore di sonno ma anche la sua qualità, e le sensazioni al risveglio: un buon sonno ci fa sentire riposati.

Diversamente, ecco la stanchezza fin dal primo mattino, gli occhi stanchi, la difficoltà di concentrazione, l’irritabilità e il cattivo umore.

 

A COSA SERVE DORMIRE?
Il sonno influisce su numerosi aspetti.

Vediamone alcuni in dettaglio:

Abbassamento della pressione arteriosa, della temperatura e della frequenza cardiaca.
Durante la notte, grazie a un riposo regolare i livelli della pressione arteriosa si abbassano per consentire all’apparato circolatorio di riposarsi.
I micro-risvegli, legati per esempio alle apnee notturne, aumentano il rischio cardiovascolare e di ipertensione.

Inibizione della secrezione di cortisolo, noto anche come ormone dello stress.
Un sonno insufficiente si associa a una sua eccessiva secrezione.

Azione sul sistema immunitario.
Durante il sonno profondo l’organismo libera le citochine, modulatori della risposta immunitaria nei confronti delle malattie.
Un sonno insufficiente quindi comporta una riduzione delle difese immunitarie.

Azione sul metabolismo.
Durante il sonno l’organismo secerne, tra gli altri, anche l’ormone della crescita che negli adulti favorisce la mobilizzazione dei grassi.
La carenza di sonno modifica la secrezione di insulina, aumentando il rischio di sviluppare il diabete.

Effetti sulle funzioni cognitive.
La cronica mancanza di sonno è correlata a un maggior rischio di sviluppare malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer.
È stato infatti verificato che nelle persone che dormono troppo poco i depositi della proteina beta amiloide nelle cellule nervose, coinvolta nella genesi di questa malattia, sono superiori.

DORMO POCO E MALE, CHE FARE?

Tra le possibilità di automedicazione vi è quella di ricorrere a integratori di melatonina, chiedendo consiglio al farmacista.

Sul fronte dei rimedi a base di erbe possono invece essere di aiuto prodotti o infusi specifici a base di camomilla, melissa, tiglio, biancospino, passiflora, valeriana, spesso associati tra loro.

Ma se la difficoltà nel prendere sonno o dormire per tutta la notte perdura, è bene rivolgersi al proprio medico.

In ogni regione inoltre esistono, presso alcuni ospedali pubblici, i Centri di medicina del sonno, con specialisti dedicati alla diagnosi e al trattamento dei disturbi del sonno.

CINQUE CONSIGLI PER DORMIRE BENE

Alcune buone abitudini possono aiutare a migliorare il proprio sonno:

1. Ambiente: la stanza in cui si dorme dovrebbe essere utilizzata solo per dormire, e non anche per lavorare al computer o guardare la TV.
Importanti anche temperatura e umidità.

2. Stile di vita: cercare di coricarsi sempre alla stessa ora, possibilmente anche nei giorni di riposo o durante il fine settimana.
In caso di difficoltà nel prendere sonno, non restare a letto rigirandosi continuamente e guardando la sveglia.

Se il sonno non arriva dopo una decina di minuti, meglio alzarsi e svolgere attività rilassanti fino a quando non si avverte una maggiore sonnolenza.
Evitare di addormentarsi sul divano, la sera.

Un pisolino pomeridiano può essere invece utile a recuperare energie.
Nelle ore che precedono il sonno le attività impegnative come studio o lavoro al computer dovrebbero essere evitate perché inducono uno stato di eccitazione, così come l’attività fisica intensa.

3. Attenzione all’uso di dispositivi tecnologici: smartphone, videogiochi, computer, tablet emettono una luce blu che ha una azione sul ritmo circadiano che regola processi fisiologici come il rilascio di ormoni e la temperatura interferisce con la secrezione di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno-veglia, ritardandone il rilascio e quindi portando ad addormentarsi con più difficoltà.

Questo vale per tutti, e in particolare per i ragazzi.

4. Alimentazione: chi ha difficoltà nel dormire dovrebbe fare attenzione ad assumere la sera, ma anche fin dalle ore del tardo pomeriggio, bevande stimolanti come caffè, tè, bevande energetiche o contenenti caffeina, cioccolato.

La sera i pasti abbondanti e molto calorici dovrebbero essere evitati, perché anche lo stato della digestione influisce sul riposo.

Alimenti come latte, latticini e alcuni vegetali sono ricchi di triptofano.
Questa sostanza favorisce il riposo in quanto regola la sintesi della serotonina, un neurotrasmettitore precursore della melatonina.
L’assorbimento di questo aminoacido è facilitata da alimenti come riso e pasta, mentre un pasto proteico tende renderla più difficile.

5. Ricordare che alcol e fumo sono nemici del sonno.
La nicotina, come la caffeina, produce effetti eccitanti sul sistema nervoso centrale.

L’alcol ha un effetto sedativo immediato, ma viene eliminato rapidamente dall’organismo.
Il sistema nervoso centrale entra quindi in uno stato di “ipereccitabilità” che rende più difficile l’addormentamento e facilita i risvegli nel corso della notte.

13 FEBBRAIO 2017 -MOC IN FARMACIA – GIORNATA DI PREVENZIONE DELL’OSTEOPOROSI.

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Previeni l’osteoporosi, fai la Moc in farmacia lunedì 13 Febbraio 2017.

L’osteoporosi è una condizione fisica in cui le ossa diventano talmente fragili da rompersi. Le fratture più frequenti sono quelle all’anca, delle vertebre o del polso. Il più importante fattore di rischio è l’età. Le donne sono più a rischio degli uomini soprattutto in menopausa poichè gli estrogeni, che di solito proteggono dalla perdita di massa ossea, sono prodotti in quantità inferiore rispetto alla norma.

L’esame ad ultrasuoni del calcagno fornisce informazioni utili sullo stato di salute delle ossa e sul proprio rischio di frattura. L’ultrasonometro genera ultrasuoni che attraversano il tallone. Tale test si effettua sul calcagno perchè la struttura dell’osso è simile dal punto di vista biomeccanico a quella del femore e delle vertebre, le sedi più soggette a frattura nei casi di osteoporosi. L’esame è semplice, veloce e sicuro.

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